Le email di lavoro hanno una lingua tutta loro, che nessuno insegna e che tutti traducono a mente mentre leggono. Ecco quindici formule con sotto quello che voleva dire chi le ha scritte.
Le neutre
«Gentile richiesta»
Non è gentile e non è una richiesta: è una scadenza travestita da cortesia.
«Rimango in attesa di un cortese riscontro»
Rispondimi.
«Come da accordi»
Ci eravamo detti una cosa e adesso la metto per iscritto, così se qualcuno cambia idea c'è la mail.
«Ti giro per conoscenza»
Non devi fare niente, ma se poi va storto sappi che eri informato.
«Provvedo appena possibile»
Ci penso, ma non oggi.
«Facciamo un allineamento»
Nessuno ha capito bene cosa sta succedendo, compreso chi scrive.
«Ci sentiamo a breve»
Non ci sentiamo.
Le urgenti
«Quando hai un attimo»
Adesso.
«Nessuna fretta»
Entro domani.
«Solo per capire»
Ho già capito e non mi torna.
«Ti scrivo solo un attimo»
Seguono nove righe.
Le due passivo-aggressive
«Come da mia precedente mail»
Te l'avevo già scritto e non hai risposto, e adesso lo sanno anche i tre in copia.
«Aggiungo in copia [nome del capo]»
La conversazione è finita e comincia un'altra cosa.
Le due sincere
«Ho sbagliato io, rimedio entro oggi»
Vuol dire esattamente quello. È rara e chi la scrive si guadagna tre mesi di credito.
«Non è chiaro nemmeno a me, ci sentiamo cinque minuti?»
L'unica formula che risolve davvero, e l'unica che quasi nessuno usa perché sembra debole. Fa risparmiare in media quattro email a testa.
La regola per scriverne di migliori
Una richiesta per mail, scritta nell'oggetto, con una data dentro. «Serve tua conferma sul preventivo entro giovedì» ottiene risposta; «aggiornamento progetto» finisce nella pila.
Le mail con tre domande dentro non ricevono risposta, perché rispondere a tutte e tre diventa un lavoro e nessuno lo comincia il martedì pomeriggio.
Gli altri capitoli del dizionario stanno qui: l'aziendalese da riunione e il glossario delle sigle. E se il destinatario delle tue mail è quello che non risponde mai, ci sono cinque specie e cinque contromosse.