Ogni taccuino della collana ha una frase diversa a piè di ogni pagina, e nessuna si ripete in nessuna delle altre quarantanove edizioni. Il bacino da cui peschiamo supera le quattromilanovecento frasi. Ecco come le scriviamo.
1. Si parte dalla vita d'ufficio
Riunioni, pause, mail, lunedì mattina. Le situazioni vere reggono meglio delle battute costruite a tavolino, perché chi legge le riconosce e mentre le legge pensa a una persona precisa.
2. Ironia gentile, mai cattiveria
La frase deve strappare un sorriso, non pungere. È il motivo per cui questi taccuini si possono regalare anche al capo senza doverci pensare due volte.
3. Nessuna ripetizione, e si controlla
Ogni frase viene registrata e confrontata con tutte le altre. È la parte più lunga del lavoro e quella che nessuno nota, finché non manca: basta una svista e due colleghi della stessa stanza leggono la stessa battuta lo stesso giorno.
4. La prova di lettura
Se una frase non funziona al primo colpo si cambia. Non esistono frasi che si capiscono alla seconda lettura: in fondo a una pagina nessuno rilegge, si volta e basta.
5. Si incastrano con i giochi
Le frasi accompagnano venti mini giochi per edizione, tarati sulla durata di una pausa. Insieme fanno il taccuino: da sole sarebbero un quaderno con delle scritte.
Il risultato è nella collana: cinquanta modelli con frasi e giochi tutti diversi tra loro. Come si scelgono i personaggi da cui nascono è raccontato qui, e le cinque fasi che portano dall'idea alla stampa stanno qui. Con lo stesso metodo, ma con due copertine invece di una, è nato L'Oracolo.