La collana ha cinquanta taccuini e ognuno racconta un tipo di collega diverso. La domanda che ci fanno più spesso è come li scegliamo. Il metodo è poco scientifico e molto affettuoso.
1. Partiamo da situazioni vere
La pausa che non finisce, la riunione senza decisioni, chi a gennaio guarda già i voli di agosto. Nessuno di questi personaggi è inventato: sta seduto a tre scrivanie da qui e non sa di essere diventato un taccuino.
2. Cerchiamo il dettaglio riconoscibile
Un tic, una frase ripetuta, un'abitudine. Serve il dettaglio preciso che ti fa dire «questo è il mio collega», non una descrizione generica buona per chiunque. La differenza sta tutta lì: «è disorganizzato» non fa ridere nessuno, «ha diciassette penne e ne usa una» sì.
3. Si ride con, non contro
Nessun taccuino prende in giro una persona: prendono in giro le situazioni. È il motivo per cui si possono regalare anche al capo senza conseguenze in sede di valutazione.
4. Un taccuino, un tipo
Cinquanta modelli significa che chi cerca un regalo può scegliere quello che somiglia alla persona, invece di ripiegare sul primo che capita e sperare bene.
Guarda i cinquanta modelli e cerca il tuo: quello che descrive te è quasi sempre il secondo che apri. I dieci tipi da cui è partito tutto sono qui, e come nasce materialmente un taccuino, dalle quattromilanovecento frasi in poi, è raccontato qui. Con lo stesso metodo è nato L'Oracolo.