In quell'ufficio c'erano undici sedie identiche e una diversa. Nera, con il poggiatesta, arrivata per sbaglio in una consegna e mai reclamata da nessuno. Nessuno l'ha mai nominata ad alta voce in quattro mesi, e per quattro mesi non si è parlato d'altro.
Fase 1: la scoperta
La sedia era arrivata a giugno e l'aveva presa Andrea, che quel giorno era il primo in ufficio. L'ha usata due settimane senza che nessuno dicesse niente, convinto che fosse solo una sedia.
Poi un lunedì è arrivato e la sedia non c'era più. Era a tre scrivanie di distanza, sotto una collega che guardava lo schermo con l'espressione di chi non ha fatto niente.
Fase 2: la rotazione notturna
Da lì è cominciato il periodo che poi hanno chiamato «la rotazione». Ogni mattina la sedia era in un posto diverso, e nessuno l'ha mai vista muoversi. Si spostava tra le 18 e le 9, come una cosa che ha volontà propria.
Chi arrivava per primo se la prendeva. Il risultato è che per tre settimane l'ufficio ha registrato gli orari di ingresso più puntuali della sua storia, e il capo ha pensato che fosse merito di un discorso che aveva fatto a maggio.
Fase 3: le contromisure
Sono comparsi i primi tentativi di marcatura del territorio. Un maglione lasciato sullo schienale il venerdì sera. Un post-it con scritto «occupata», che è durato sei ore. Una collega ha provato a girarla verso il muro, sperando che sembrasse rotta.
Il tentativo migliore è stato di Andrea, che ha portato da casa un cuscino lombare e l'ha legato allo schienale con due fascette. La sedia è rimasta ferma per otto giorni. Poi qualcuno ha tagliato le fascette e messo il cuscino sulla sua sedia originale, con un gesto che tutti hanno letto come una dichiarazione.
Fase 4: la riunione
A settembre qualcuno ha finalmente detto la cosa ad alta voce, in una riunione che parlava d'altro: «senti, ma la sedia nera di chi è?»
Sono seguiti venti minuti di conversazione in cui undici adulti hanno spiegato, uno alla volta, perché quella sedia servisse a loro più che agli altri. Chi aveva mal di schiena, chi passava più ore seduto, chi l'aveva trovata per primo, chi stava lì da più anni.
Come è finita
Il capo, che fino a quel momento non sapeva nemmeno che ci fosse una sedia diversa, ha ascoltato tutto e ha detto la frase più ragionevole della vicenda: «ne ordino altre dieci».
Sono arrivate a novembre. Costavano ottantacinque euro l'una.
Quattro mesi di trattative silenziose, un cuscino sacrificato e una riunione da venti minuti, per un problema che si risolveva con una mail all'ufficio acquisti. Nessuno l'aveva mandata perché nessuno voleva essere quello che nominava la sedia.
La morale
Nella maggior parte degli uffici il problema non è la cosa che manca: è che nessuno la chiede. Chiederla costa un minuto e la risposta, spesso, è sì.
Sulle sedie e su come sono fatte c'è anche perché le sedie da ufficio hanno le rotelle. E per segnarsi chi si è seduto dove, senza dirlo, c'è un taccuino apposta.