Le scuse per il ritardo si dividono in due categorie: quelle verificabili e quelle no. La differenza non è quanto sono vere, ed è precisamente questo il motivo per cui alcune reggono e altre no.
Livello 1: inattaccabili
Riguardano cose che chiunque può controllare in dieci secondi, e per questo non vengono mai messe in dubbio.
- «C'era un incidente in tangenziale.» Verificabile, frequente, chiude la questione.
- «Il treno delle 7:42 ha soppresso la corsa.» L'orario preciso fa metà del lavoro.
- «Sciopero dei mezzi.» Lo sapevano tutti tranne te, e va bene lo stesso.
- «Sono stato dal medico.» Nessuno chiede dettagli, e chi li chiede sbaglia.
Livello 2: accettate senza entusiasmo
- «Ho dovuto accompagnare mio figlio.» Sempre valida, diventa sospetta alla quarta volta nello stesso mese.
- «Non partiva la macchina.» Regge una volta a stagione.
- «Ho avuto un problema con la caldaia.» La caldaia è la scusa più usata d'Italia e nessuno sa perché.
- «Sono passato in posta.» Plausibile, però la posta apre alle 8:20 e lo sanno tutti.
Livello 3: si capisce, ma non si dice
- «Ho fatto tardi ieri sera.» Onesta. Troppo. Usare solo con colleghi, mai con il capo.
- «Non ho sentito la sveglia.» Vera nel novanta per cento dei casi e credibile nel dieci.
- «C'era fila al bar.» Arrivare in ritardo con il caffè in mano è una confessione con prova a carico.
Livello 4: nessuno l'ha mai bevuta
- «Ho perso le chiavi.» Le chiavi si perdono una volta ogni tre anni, non ogni tre lunedì.
- «Il cane.» Qualunque cosa riguardi il cane.
- «Ho scritto un messaggio, non ti è arrivato?» Il ritardo più il tentativo di spostare la colpa sulla rete telefonica.
La regola che le rende superflue
Un messaggio mandato mentre sei in ritardo vale più di qualsiasi spiegazione data all'arrivo. Due righe alle 8:50: «faccio venti minuti di ritardo, arrivo».
Chi avvisa prima non deve spiegare niente dopo, perché il problema del ritardo non è il ritardo: è che qualcuno ti stia aspettando senza sapere se arrivi. Risolto quello, la scusa non serve più.
La scusa migliore in assoluto
Nessuna. «Scusate, ho fatto tardi» detto senza aggiungere altro chiude la conversazione in tre secondi e non lascia niente da commentare. Chi si giustifica per quaranta secondi ottiene il risultato opposto: fa durare la faccenda otto volte tanto.
Per le altre formule d'ufficio ci sono il dizionario delle email e le frasi che nascondono un no. E per chi il ritardo lo colleziona, nella collana c'è «Lista di scuse per uscire alle 17:55», che è il problema opposto e la stessa persona.