La colletta d'ufficio è l'unico momento in cui trenta adulti tornano a comportarsi come in gita alle medie: c'è chi tira fuori i soldi subito, chi dice «dopo, dopo» per una settimana, e chi sparisce nel corridoio ogni volta che ti vede arrivare con la busta.
Chi raccoglie
Una persona sola, e possibilmente non il capo. Se raccoglie il capo, nessuno si sente libero di dire di no, e la partecipazione volontaria diventa una tassa con un altro nome.
Chi raccoglie ha anche il diritto di decidere la cifra. Non è un privilegio, è un modo per chiudere in fretta una discussione che altrimenti dura tre giorni.
Quanto si mette
Dieci euro a testa per un compleanno o uno scambio di Natale. Dai dieci ai venti per un pensionamento o per chi lascia dopo anni. Sopra quella cifra qualcuno comincia a fare i conti a mente e a chiedersi se è normale, e da lì in poi il regalo non è più un pensiero.
La regola che salva sempre: cifra unica, scritta nel messaggio di gruppo. Se resta sottintesa, arriva quello che mette cinquanta euro per farsi notare e mette in difficoltà tutti gli altri, incluso sé stesso quando se ne accorge.
Chi può dire di no
Chiunque, senza spiegazioni. Il neoassunto che ha conosciuto la persona da tre giorni, chi ha appena partecipato ad altre quattro collette nello stesso mese, chi in questo momento ha altri pensieri. Nessuno deve giustificarsi e nessuno deve chiedere perché.
La cosa che non si fa mai è scrivere i nomi di chi ha partecipato sul biglietto. Sembra una gentilezza, funziona come un elenco di presenze.
Quello che paga in ritardo
Esiste in ogni ufficio, ha sempre una spiegazione plausibile, e nel novanta per cento dei casi paga davvero. Il modo di gestirlo è uno solo: chi raccoglie anticipa e chiude la faccenda, invece di ricordarglielo ogni mattina davanti alla macchinetta come un creditore.
Cosa si fa con gli avanzi
Restano quasi sempre otto o dodici euro. Le tre soluzioni che funzionano: si comprano i dolci per il giorno della consegna, si mettono da parte per la colletta successiva dichiarandolo, oppure si aggiunge qualcosa di piccolo al regalo. Quello che non si fa è tenerli in tasca senza dirlo, perché in ufficio si sa sempre tutto.
E il biglietto
Il biglietto conta quanto il regalo e costa un euro. Chi raccoglie lo compra insieme al regalo, lo fa girare due giorni prima e non il mattino stesso, quando metà persone scrivono «auguri» perché non hanno tempo di pensarci.
Se serve una prima riga che non sia «auguri», ci sono venti frasi già pronte divise per tono.
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