La cena di Natale aziendale dura quattro ore, e le prime due sono sempre le migliori. Tutto si decide nei primi venti minuti, con una scelta che nessuno prende sul serio e che invece pesa sull'intera serata: dove ti siedi.
Il posto a tavola
Vicino al capo si mangia poco e si parla di lavoro. All'estremità opposta si finisce nel tavolo dei nuovi, dove tutti si presentano per la terza volta. Il punto giusto sta a due terzi, in mezzo a gente con cui hai già riso almeno una volta in corridoio.
Chi arriva per ultimo non sceglie. Arrivare dieci minuti prima è l'unica strategia che funziona in questa serata.
Quanto si resta
Il minimo è la fine del secondo. Chi sparisce prima del dolce viene notato, e la sua assenza diventa argomento di conversazione per il resto della cena, che è precisamente quello che voleva evitare.
Il massimo dipende da cosa succede dopo. Se qualcuno propone «un ultimo giro da qualche parte», quello è il momento in cui la serata si divide in due gruppi: chi ha una sveglia e chi domani si pentirà.
Le quattro frasi da non dire
- «Approfitto che siamo qui per parlarti di una cosa.» Nessuno vuole una riunione con il calice in mano.
- Qualsiasi cosa sugli stipendi. Vale sobri, vale doppio dopo il terzo brindisi.
- «Tanto poi a gennaio cambia tutto.» Anche se è vero, dirlo alla cena lo rende una previsione ufficiale.
- Il commento su un collega assente. Alla cena di Natale i tavoli hanno le orecchie e la memoria lunga.
Il discorso del capo
Arriva tra il primo e il secondo, dura più del previsto e contiene almeno una volta la parola «squadra». Si ascolta, si applaude, non si guarda il telefono. È il momento più facile della serata per fare bella figura, perché basta stare fermi.
Chi organizza
C'è sempre una persona che ha prenotato, raccolto le preferenze alimentari di quaranta colleghi e anticipato la caparra. A quella persona si dice grazie a voce, durante la serata, e non nel messaggio di gruppo del giorno dopo insieme ad altri trenta pollici in su.
Lo scambio di regali, se c'è
Se la cena include anche lo scambio, il regalo va portato incartato e non nel sacchetto del negozio. Ed è meglio non lasciarlo in macchina «così poi lo prendo», perché poi non lo prende nessuno.
Per la parte difficile, cioè cosa comprare, ci sono dodici idee da dieci euro. E se il sorteggio non è ancora stato fatto, si fa in dieci secondi.
Come si esce
Si saluta chi ha organizzato, il capo e le due persone del tuo tavolo. Non si fa il giro completo, che dura venti minuti e ti costringe a spiegare quattro volte perché te ne vai. Un saluto breve e la porta.
Il giorno dopo, in ufficio, si commenta la serata per venti minuti e poi non se ne parla più fino a novembre prossimo. Chi ha qualcosa da farsi perdonare lo scopre da chi lo guarda ridendo alla macchinetta.