Con dieci euro si fa bella figura o brutta figura, e la differenza non sta nel prezzo: sta nel fatto che il regalo si capisca in tre secondi. È lì che chi scarta decide se ridere davvero o dire «ah, che carino» con la voce piatta di chi sta già pensando a dove metterlo.
Perché proprio dieci euro
Dieci è la cifra più gettonata per lo scambio in ufficio, seguita da quindici e venti. Sotto i dieci si scivola nel ripiego. Sopra i venti spunta sempre quello che arriva col regalo da quaranta e mette in imbarazzo mezzo reparto, compreso sé stesso.
La regola vera è una sola: stessa cifra per tutti, scritta nel messaggio di gruppo. Se non la scrivi, ognuno la interpreta a modo suo e ti ritrovi una penna accanto a un weekend alle terme.
Le dodici idee
- Un libro piccolo e ironico. Si legge in pausa, si passa al collega di fianco, non occupa spazio. L'Oracolo delle risposte ha due copertine e sta sotto i dieci euro: da un lato ti dice cosa fare, giralo e ti dice cosa faresti davvero.
- Un taccuino con la copertina giusta. Non uno qualsiasi: uno che fotografi la persona. Il collega che risponde «ci sentiamo a breve» merita la copertina che lo dice.
- Una tazza con una frase che non sia «Boss». La tazza funziona solo se la frase è specifica. «Il migliore» no. «Sono in pausa caffè da stamattina» sì.
- Calzini assurdi. Restano il regalo più sottovalutato: costano poco, si usano davvero e nessuno ne ha mai abbastanza.
- Una pianta grassa. Resiste anche a chi parte per due settimane senza dire niente a nessuno.
- Un gioco da scrivania. Rompicapo di metallo, cubo, puzzle: dura quanto una riunione lunga, che è esattamente lo scopo.
- Il cioccolato che quella persona compra sempre. Banale sulla carta, ma se hai notato la marca hai già vinto: vuol dire che l'hai guardata.
- Una spilla o un magnete con una battuta interna. Funziona solo dentro l'ufficio, ed è precisamente il punto.
- Un mazzo di carte. Per le trasferte, per la mensa, per i quindici minuti in cui il capo non c'è.
- Un porta-penne che non sia un bicchiere. Il novanta per cento delle scrivanie ha un bicchiere. Alza l'asticella.
- Una candela profumata, ma non quella dell'autogrill. Si capisce dal sacchetto ancora prima che dal regalo.
- Un buono da dieci euro per il bar sotto l'ufficio. Poco romantico, molto usato. Nessuno l'ha mai buttato.
Le tre cose da non portare mai
- Il gadget aziendale riciclato. Si riconosce dal logo, e il logo è lo stesso che ha addosso chi lo riceve.
- Qualcosa che allude al fisico. Diete, palestra, taglie. Non esiste modo elegante di uscirne.
- Un regalo che richiede spiegazioni. Se devi raccontare la storia dietro l'oggetto, l'oggetto ha già fallito.
E il sorteggio?
Con i bigliettini nel bicchiere succede sempre la stessa cosa: qualcuno pesca il proprio nome, si rifà tutto, e nel frattempo due hanno già sbirciato. Il sorteggio automatico chiude la faccenda in dieci secondi, gira dentro il browser e permette anche di escludere le coppie che è meglio tenere separate.
Il regalo perfetto da dieci euro non esiste. Esiste quello che fa alzare gli occhi a chi lo scarta e dire «ma come hai fatto a saperlo». Quello costa uguale.