Ogni ufficio ha una data che ricorda con un brivido: il giorno in cui si è rotta la macchinetta del caffè. Questa è la cronaca, ora per ora.
Le 9:15, il primo allarme
Un rumore strano, poi il silenzio. Il bicchierino resta vuoto sotto l'erogatore. Le prime facce si allungano lungo il corridoio, una alla volta, come in un film.
La fase della negazione
«Magari è solo l'acqua.» «Prova a dare un colpetto.» «Hai messo la cialda giusta?» Nel giro di dieci minuti l'ufficio si riempie di tecnici esperti di macchine da caffè. Nessuno di loro lo è. Uno ha addirittura smontato uno sportellino, con l'aria di chi sa dove sta mettendo le mani, e poi non è più riuscito a rimetterlo.
L'esodo verso il bar
A metà mattina parte la carovana verso il bar sotto l'ufficio. Un pellegrinaggio silenzioso, con metà dei partecipanti che ha lasciato il badge sulla scrivania e lo scoprirà al ritorno.
Quello che si era rotto davvero
Nel pomeriggio era chiaro a tutti che il problema non era il caffè. Erano i cinque minuti in cui ci si racconta il fine settimana, si sparla bonariamente e si risolvono cose che in riunione non si risolvono nemmeno in un'ora.
Il ritorno
Quando il tecnico l'ha rimessa in funzione è partito un applauso vero. Non per la macchinetta: per aver ritrovato il posto dove ogni mattina l'ufficio ricomincia a parlarsi.
Se anche da te la macchinetta è un'istituzione, nella collana c'è «Prima del caffè sono un pericolo». Il custode della macchinetta, poi, è il numero 5 tra i dieci tipi che esistono in ogni ufficio. E per i cinque minuti di pausa in cui qualcuno chiede sempre «tu che faresti?», c'è L'Oracolo.