C'è un giorno all'anno in cui l'ufficio si riempie di racconti di mare e di facce ancora abbronzate. Cronaca semiseria di una mattina che conosciamo tutti.
Ore 8:55, il ritrovo
Alla macchinetta c'è già coda, e non per il caffè: per raccontarsi le ferie. «Dove sei stato?» rimbalza da una scrivania all'altra come un tormentone estivo, con la differenza che questo dura tre settimane.
Ore 9:20, la casella
Apri la posta e trovi un numero a tre cifre. Respiri. Cominci ad archiviare. Metà sono newsletter, l'altra metà dice «ci sentiamo al rientro», e adesso il rientro sei tu.
Ore 11:00, la riunione di ripartenza
«Bentornati! Allora, ripartiamo alla grande.» Tutti annuiscono, con lo sguardo ancora vagamente balneare. Qualcuno ha il naso che si spella e finge di non saperlo.
Ore 15:30, il ritmo che torna
Senza accorgersene, le mani ritrovano la tastiera e la testa il lavoro. La sabbia scivola via da sola e resta la routine, che poi non era così terribile.
Perché il rientro pesa meno di quanto sembra
Il primo giorno non è un muro: è una salita corta, e la si fa in una giornata. La domanda vera arriva il secondo giorno, quando la casella è vuota e il ritmo è tornato: cosa serve perché anche gli altri undici mesi somiglino un po' di più a quei tre giorni buoni di ferie.
Nella collana c'è «Appunti di uno già mentalmente in spiaggia», che al rientro serve più che in partenza. Le cinque decisioni da prendere prima di aprire la casella sono qui, e i personaggi che incontri alla macchinetta alle 8:55 sono questi cinque.