«Non è compito mio» è vero nove volte su dieci e indicibile dieci volte su dieci. Quindici formule che dicono la stessa cosa con la giacca addosso, e due che invece funzionano quando la giacca non basta.
Le quindici formule
- «Su questo non ho visibilità.»
- «Non è nel mio perimetro, ma ti indirizzo.»
- «Direi che è più lato loro.»
- «Io ci arrivo solo a valle.»
- «Posso dare una mano, non posso prenderlo in carico.»
- «Serve qualcuno che abbia gli accessi. Io non ce li ho.»
- «Storicamente lo fa un'altra funzione.»
- «Ti dico come la vedo, poi decide chi di dovere.»
- «Non vorrei sovrappormi a chi ci sta già lavorando.»
- «Se lo faccio io lo rifate comunque, tanto vale partire bene.»
- «Ci sto se lo mettiamo nel piano. Fuori piano no.»
- «Posso occuparmene dopo il 30. Prima è fisicamente pieno.»
- «Mi serve che me lo chieda chi ne risponde.»
- «Volentieri, con l'ordine di priorità aggiornato.»
- «Domanda giusta, persona sbagliata.»
Le due che funzionano quando la richiesta è ingiusta
La prima: «Non è una cosa che posso prendere io. Ne parliamo con chi la assegna?» Sposta la questione dove va decisa, senza scaricare nessuno e senza discutere in mezzo al corridoio.
La seconda, per i casi ripetuti: «È la terza volta questo mese. Vediamo come sistemarla in modo che non ricapiti?» Non è un no a quella richiesta, è un no al meccanismo. Ed è l'unico modo per non ritrovarti nella stessa conversazione a ottobre.
Quando invece conviene dire di sì
Quando la cosa costa dieci minuti e risolve un problema vero a qualcuno. In quel caso la discussione su chi doveva farla è più lunga della cosa stessa, e la fai e basta. La linea si tiene sulle cose grosse, non su ogni singola richiesta.
Se poi il collega che chiede sempre «puoi darmi una mano?» ce l'hai fisso alla scrivania di fianco, tra i 50 taccuini ce n'è uno intitolato Lista di cose che non mi competono. Regalarglielo è a metà strada tra un messaggio e una dichiarazione. E se non sai come rispondere alla prossima richiesta, L'Oracolo ha già pronte tutte e due le versioni.